Ora Milù sei nascosto davvero!
adesso il verde vissuto negli occhi
non scintilla ora vispo ed ora fiero,
non fingi agguati con ràpidi tocchi;
sei fuggito leggero, come l'ombra
di un sogno, il gelo portando e rimorso:
i sensi affondano, nella penombra
del Nulla, il sangue ravviva il suo corso!
e il male e il bene hanno la stéssa faccia
e il nero e l'ìride, e stérpi e foreste,
e mari urlanti o in soave bonaccia;
avvolge il mondo una funèrea veste!
oltre i sentieri del tempo e del male
salterai, gatto malato e ora in pace;
ora è disciolta la forma carnale
in pura veste di gioia verace;
fosti compagno ai percorsi di vita
e or che gl'intrecci dispiego da solo,
senza rimpianti ti fu la partita
e non cedesti alla fiamma del duolo.
Daniele Ambrosini.
Metro: ode lìrica di cinque strofe, in versi di ùndici sìllabe, con rima abab per ognuna di esse.
L'ho amato di quel bene che si ha quando vien toccato lo spìrito: del bene privo d'interessi terreni che proviamo per una persona cara, per un aspetto alto e puro della natura o delle arti umane.
Daniele Ambrosini.
mercoledì 30 settembre 2009
Col mio gatto di sera, nel balcone fiorito.
Ricordi gatto, il tuo sguardo curioso
all'apparire della prima neve,
quei bianchi fiori sospesi sul breve
orizzonte del terrazzo odoroso?
e poi il rosato glìcine dolciastro
e il tiglio folto che la calma infonde,
e i vari assoli degli stormi ad onde
dare la vita a quel muro grigiastro?
eran segnali d'altri mondi arcani
che fingevamo gratìssimi e immensi;
poi mi guardavi coi begli occhi densi
di verde e di tesori più lontani;
ma di piombo le vesti, aliava breve
il volo ai nostri anèliti sinceri,
noi dal destino e terreni doveri
incatenati a questo spazio greve;
disparìvano i sogni e sul verone,
colmo di piante e d'affetto, distinta
la pace ci avvolgeva col suo laccio;
e la sera vedévamo al balcone
scender la tela del giorno, dipinta
del presente coi sogni in aureo abbraccio.
Daniele Ambrosini.
Metro: ode elegìaca di sei strofe, le prime quattro di quattro versi endecasìllabi; la quinta e la sesta di tre versi ciascuna, sempre di ùndici sìllabe; la rima delle quartine fa: abba, con terminazione che cambia per ogni strofa; nelle due strofe di tre versi è: cde, cde, con terminazione uguale, (rime ripetute).
è un ricordo felice del mio gatto Milù, un vìvace certosino che ha sfiorato i 17 anni di età: dagli inizi del 1990 alla fine del 2006;
Milù oppure Mìlu, o anche Miloù per vezzi di parola o di scrittura, è stato la gioia della casa e di chi l'ha conosciuto: fiero, divertente, imprevedìbile; credo però che ognuno stravéda per il proprio gatto.
Daniele Ambrosini
all'apparire della prima neve,
quei bianchi fiori sospesi sul breve
orizzonte del terrazzo odoroso?
e poi il rosato glìcine dolciastro
e il tiglio folto che la calma infonde,
e i vari assoli degli stormi ad onde
dare la vita a quel muro grigiastro?
eran segnali d'altri mondi arcani
che fingevamo gratìssimi e immensi;
poi mi guardavi coi begli occhi densi
di verde e di tesori più lontani;
ma di piombo le vesti, aliava breve
il volo ai nostri anèliti sinceri,
noi dal destino e terreni doveri
incatenati a questo spazio greve;
disparìvano i sogni e sul verone,
colmo di piante e d'affetto, distinta
la pace ci avvolgeva col suo laccio;
e la sera vedévamo al balcone
scender la tela del giorno, dipinta
del presente coi sogni in aureo abbraccio.
Daniele Ambrosini.
Metro: ode elegìaca di sei strofe, le prime quattro di quattro versi endecasìllabi; la quinta e la sesta di tre versi ciascuna, sempre di ùndici sìllabe; la rima delle quartine fa: abba, con terminazione che cambia per ogni strofa; nelle due strofe di tre versi è: cde, cde, con terminazione uguale, (rime ripetute).
è un ricordo felice del mio gatto Milù, un vìvace certosino che ha sfiorato i 17 anni di età: dagli inizi del 1990 alla fine del 2006;
Milù oppure Mìlu, o anche Miloù per vezzi di parola o di scrittura, è stato la gioia della casa e di chi l'ha conosciuto: fiero, divertente, imprevedìbile; credo però che ognuno stravéda per il proprio gatto.
Daniele Ambrosini
lunedì 28 settembre 2009
Il fiore paterno.
Nel tempo lieto dei primi tuoi giorni
tuo padre i fiori ti donava in festa,
per addolcire lontani soggiorni
o le tue lande dal cielo di tempesta;
anche tu cerchi fiori trasognanti
dai dissepolti righi musicali,
leggi Zarlino, il nèuma, i dissonanti,
conosci Bach e i suoni medievali;
e poi sopporti i librai capricciosi
e rudi come cànapa nei dorsi;
le fìsime, i voli ratti e ansiosi,
quell'aggressivo modo di proporsi;
dalll'alto del tuo metro e più d'ottanta
di puri slanci colma e ben vitali,
rifuggi il greve e il falso non t'incanta,
rispetti l'uomo e scampi gli animali;
tuo padre, in vita saggio e nel lavoro
lunghe stagioni ha visto nel suo moto;
ora non più; tu segui il suo decoro,
orba di rose nel giorno a te devoto;
quando discendo le vie dei pagani
o mi circondo di Croce o d'Incenso
vedo ogni dove fenomeni strani,
quindi a prodigi d'onore io penso:
fossero veri i miti del passato,
la bella flora appassirebbe or ora;
la vita è un'altra: tuo padre è andato,
peò le rose...fiorìscono ancora!
Daniele Ambrosini
Metro: ode lìrica di sette strofe endecasìllabe; la rima è abab per ogni strofa.
Nel 1995 conobbi una musicista e musicologa degli Stati Uniti, veramente colta e di buone maniere in atti e pensieri; mi colpì fra le altre cose il fatto che suo padre, commmerciante nell'Ohio, le spediva ad ogni suo compleanno un mazzo di rose, sia quand'essa era in città, sia quando ella si trovava più lontano e persino all'èstero; una bella storia; quel galantuomo, già molto anziano, è poi defunto e questa bella vicenda s'è interrotta.
Daniele Ambrosini.
tuo padre i fiori ti donava in festa,
per addolcire lontani soggiorni
o le tue lande dal cielo di tempesta;
anche tu cerchi fiori trasognanti
dai dissepolti righi musicali,
leggi Zarlino, il nèuma, i dissonanti,
conosci Bach e i suoni medievali;
e poi sopporti i librai capricciosi
e rudi come cànapa nei dorsi;
le fìsime, i voli ratti e ansiosi,
quell'aggressivo modo di proporsi;
dalll'alto del tuo metro e più d'ottanta
di puri slanci colma e ben vitali,
rifuggi il greve e il falso non t'incanta,
rispetti l'uomo e scampi gli animali;
tuo padre, in vita saggio e nel lavoro
lunghe stagioni ha visto nel suo moto;
ora non più; tu segui il suo decoro,
orba di rose nel giorno a te devoto;
quando discendo le vie dei pagani
o mi circondo di Croce o d'Incenso
vedo ogni dove fenomeni strani,
quindi a prodigi d'onore io penso:
fossero veri i miti del passato,
la bella flora appassirebbe or ora;
la vita è un'altra: tuo padre è andato,
peò le rose...fiorìscono ancora!
Daniele Ambrosini
Metro: ode lìrica di sette strofe endecasìllabe; la rima è abab per ogni strofa.
Nel 1995 conobbi una musicista e musicologa degli Stati Uniti, veramente colta e di buone maniere in atti e pensieri; mi colpì fra le altre cose il fatto che suo padre, commmerciante nell'Ohio, le spediva ad ogni suo compleanno un mazzo di rose, sia quand'essa era in città, sia quando ella si trovava più lontano e persino all'èstero; una bella storia; quel galantuomo, già molto anziano, è poi defunto e questa bella vicenda s'è interrotta.
Daniele Ambrosini.
martedì 30 giugno 2009
La giovinetta e il fiore spento
Ti han tagliata la chioma all'improvviso,
la tua nube di pòlline è deposta,
la tua intera beltà giace composta,
un freddo legno ora t'onora il viso;
sei un'àlbero interrotto nel giardino
della speranza, un'ombra non gustata
nelle candenti estati, un'inobliata
mòlle corteccia, un'innocente spino;
ora sei fiore in solinghi dirupi
che splende solo nel ricordo amaro,
o l'alpestre vessillo delle rupi,
incanto breve in questo mondo avaro;
rinascerai; nulla muore dal verde,
risorge il mirto ed il vìvido elianto
dalle rèsine spente; non si perde
un fiore mai, e né il frutto suo vanto.
Daniele Ambrosini,
Metro: ode nel gènere lìrico, di quattro strofe endecasìllabe; dedicata a tutte le donne che pérdono la vita per la brutalità dell'èssere maschile; ho inserito questa lìrica, nella lettura teatrale : il Fiore degli antichi pòpoli, da me ideata ed eseguita in negozio a invito gratùito, con qualche mio intervento esplicativo e alcune mie lìriche ad integrare un Corpus di poesie di vari autori dal xvi al xx sècolo; poesie recitate dalla voce ampia e di suggestive modulazioni dell'attore Filippo Frittelli, pure autore di apprezzati interventi scenogràfici; questa lettura verrà proposta al Nuovo Teatro La Fenice di Lastra a Signa il 2 luglio 2009, con gli stessi protagonisti dell'invito in Libreria del 12-13 giugno 2009; ringrazio per lo spazio in Teatro: il Comune di Lastra a Signa, l'Associazione culturale Palaquio, le Industrie Low Cost; inoltre, segnalo i mèriti particolari degli amici e dei presenti in Libreria nelle due serate, i quali per la loro sincera ammirazione hanno permesso questi sviluppi; tanto dovevo e tanto ho segnalato; Daniele Ambrosini.
la tua nube di pòlline è deposta,
la tua intera beltà giace composta,
un freddo legno ora t'onora il viso;
sei un'àlbero interrotto nel giardino
della speranza, un'ombra non gustata
nelle candenti estati, un'inobliata
mòlle corteccia, un'innocente spino;
ora sei fiore in solinghi dirupi
che splende solo nel ricordo amaro,
o l'alpestre vessillo delle rupi,
incanto breve in questo mondo avaro;
rinascerai; nulla muore dal verde,
risorge il mirto ed il vìvido elianto
dalle rèsine spente; non si perde
un fiore mai, e né il frutto suo vanto.
Daniele Ambrosini,
Metro: ode nel gènere lìrico, di quattro strofe endecasìllabe; dedicata a tutte le donne che pérdono la vita per la brutalità dell'èssere maschile; ho inserito questa lìrica, nella lettura teatrale : il Fiore degli antichi pòpoli, da me ideata ed eseguita in negozio a invito gratùito, con qualche mio intervento esplicativo e alcune mie lìriche ad integrare un Corpus di poesie di vari autori dal xvi al xx sècolo; poesie recitate dalla voce ampia e di suggestive modulazioni dell'attore Filippo Frittelli, pure autore di apprezzati interventi scenogràfici; questa lettura verrà proposta al Nuovo Teatro La Fenice di Lastra a Signa il 2 luglio 2009, con gli stessi protagonisti dell'invito in Libreria del 12-13 giugno 2009; ringrazio per lo spazio in Teatro: il Comune di Lastra a Signa, l'Associazione culturale Palaquio, le Industrie Low Cost; inoltre, segnalo i mèriti particolari degli amici e dei presenti in Libreria nelle due serate, i quali per la loro sincera ammirazione hanno permesso questi sviluppi; tanto dovevo e tanto ho segnalato; Daniele Ambrosini.
venerdì 19 giugno 2009
Piaceri del mattino
Uno di quegli esempi in cui vorrei mostrare quello che intendo dire per bellezza per la bellezza; la poesia non sempre puo' cantare profondi sensi morali e sentimenti molto intensi; a volte, descrivere una bellezza fìsica o naturale, magari con un aurea di soffuso sentimento o trepidazione, puo' èssere appagante; questa descrizione la effettuai, quasi come un'intervallo, durante la composizione del mio libro di lìriche d'amor terreno, Fonte del Sole, uscito nel maggio 1989.
Rimbalza il vento, aspro, di fronda in fronda,
cìgolan pruni e foglie
e geme l'erba smossa e par ghironda
spaziante fino alle montane soglie;
e sembra ancor più càndida la luna,
ogni nùvola è lesta,
spicca ora solitario ed or s'aduna
il cantar di civette che fan festa;
il dondolio de' rami sibilanti
di quercia o di betulla
ha umani accenti, come cori urlanti,
poi lentamente ogni rumor s'annulla;
crèpita lieve nel bosco e la valle,
nell'aria cupa ancora;
la notte sta per vòlgere le spalle,
ognuno è in pace: arriverà l'Aurora.
Daniele Ambrosini.
Metro: ode composta di quattro strofe, da quattro versi ciascuna; il primo, terzo e quarto verso d'ogni strofa sono di ùndici sìllabe(endecàsillabi), mentre il secondo è sempre un settenario.
Rimbalza il vento, aspro, di fronda in fronda,
cìgolan pruni e foglie
e geme l'erba smossa e par ghironda
spaziante fino alle montane soglie;
e sembra ancor più càndida la luna,
ogni nùvola è lesta,
spicca ora solitario ed or s'aduna
il cantar di civette che fan festa;
il dondolio de' rami sibilanti
di quercia o di betulla
ha umani accenti, come cori urlanti,
poi lentamente ogni rumor s'annulla;
crèpita lieve nel bosco e la valle,
nell'aria cupa ancora;
la notte sta per vòlgere le spalle,
ognuno è in pace: arriverà l'Aurora.
Daniele Ambrosini.
Metro: ode composta di quattro strofe, da quattro versi ciascuna; il primo, terzo e quarto verso d'ogni strofa sono di ùndici sìllabe(endecàsillabi), mentre il secondo è sempre un settenario.
mercoledì 17 giugno 2009
Voglia di créscere
Nei primi giorni del 1990, l'osservazione degli àlberi di Firenze ( mai abbastanza di numero), mi suggerì una serie di comparazioni con aspirazioni e moti dell'ànimo umani; eccone un'esempio:
Le foglie mulinando son cadute
e rèfoli aspri scompìgliano il manto,
qualcuna attende a scéndere in volute
mostrando il fulvo o il brunito incanto;
le braccia al faggio appaiono sparute
d'udir si teme il loro amaro schianto,
dolce frusciava quand'èran frondute
il vento; ora è una sferza il suo canto;
sìmile a foglie depongo i pensieri
quando giunge l'autunno nella mente,
dove la scienza incide fibre e lembi;
ma nuova veste per altri misteri
io forse avrò d'egual modo fiorente,
e crescerò come il faggio fra i némbi.
Daniele Ambrosini.
Commentino: a chiunque di noi appassionato del sapere, è capitato di voler continuare la lettura anche quando le parole e i concetti non si fissavano nella"tavola" della mente, producendo un moto di insofferenza a questa realtà; il metro è il sonétto, nel gènere lirico-intimista.
Daniele Ambrosini.
Le foglie mulinando son cadute
e rèfoli aspri scompìgliano il manto,
qualcuna attende a scéndere in volute
mostrando il fulvo o il brunito incanto;
le braccia al faggio appaiono sparute
d'udir si teme il loro amaro schianto,
dolce frusciava quand'èran frondute
il vento; ora è una sferza il suo canto;
sìmile a foglie depongo i pensieri
quando giunge l'autunno nella mente,
dove la scienza incide fibre e lembi;
ma nuova veste per altri misteri
io forse avrò d'egual modo fiorente,
e crescerò come il faggio fra i némbi.
Daniele Ambrosini.
Commentino: a chiunque di noi appassionato del sapere, è capitato di voler continuare la lettura anche quando le parole e i concetti non si fissavano nella"tavola" della mente, producendo un moto di insofferenza a questa realtà; il metro è il sonétto, nel gènere lirico-intimista.
Daniele Ambrosini.
sabato 4 aprile 2009
è tramontato il tuo volto stasera
è tramontato il tuo volto staséra
e non c'è luce che vale il tuo sguardo,
brìllano invano le stelle e la sfèra
più dolce pare un'amaro stendardo;
ora diffondi ad altrui l'intéra
tua grazia e io volo al divin tuo riguardo,
con i pensieri in amorosa schièra
mentre ti lancio il cuore come un dardo;
adesso tu saluti il mondo, il cièlo,
ridi e proteggi il tenerèllo fiore,
amor ti sale agli occhi; io vedo un vélo;
abbi pietà di chi ti versa onore,
di chi sorregge il suo gravoso stèlo
solo per dare gioia al tuo dolore.
Daniele Ambrosini.
Da Fonte del Sole, pubblicato dal Fauno editore, Firenze, maggio 1989. Metro: sonétto di gènere lìrico; schema della rima: abab,con la stéssa terminazione per le due quartine, mentre per la coppia di terzine la rima è: cdc dcd sempre con terminazione che si ripete; la terminazione si contrassegna con la singola lèttera, esèmpio: a,b,c,d etc.; ed è quella serie di parole che va dall'ùltima vocale accentata, sino alla fine del verso; quando le vocali accentate alla fine del verso sono le stésse, ed hanno la stesso tipo d'accento tònico, acuto oppure grave, si puo' parlare d'identità fonètica; se invece le vocali che rìmano fra loro, sono ora acute ora gravi, è meglio dire somiglianza fonètica, ma questo nulla toglie alla validità della rima, perché certe sfumature d'accento possono essere piacévoli.
Contenuto: i versi sono ispirati da una passione e un'amore forti verso una donna; sono soddisfatti appieno l'intelligenza e lo spirito, ma per niente gli ìmpeti terreni; tuttavia la forza morale si misura nell'attesa e nella sopportazione, e il rispetto per la creatura ambita deve rimanere tale.
Daniele Ambrosini.
e non c'è luce che vale il tuo sguardo,
brìllano invano le stelle e la sfèra
più dolce pare un'amaro stendardo;
ora diffondi ad altrui l'intéra
tua grazia e io volo al divin tuo riguardo,
con i pensieri in amorosa schièra
mentre ti lancio il cuore come un dardo;
adesso tu saluti il mondo, il cièlo,
ridi e proteggi il tenerèllo fiore,
amor ti sale agli occhi; io vedo un vélo;
abbi pietà di chi ti versa onore,
di chi sorregge il suo gravoso stèlo
solo per dare gioia al tuo dolore.
Daniele Ambrosini.
Da Fonte del Sole, pubblicato dal Fauno editore, Firenze, maggio 1989. Metro: sonétto di gènere lìrico; schema della rima: abab,con la stéssa terminazione per le due quartine, mentre per la coppia di terzine la rima è: cdc dcd sempre con terminazione che si ripete; la terminazione si contrassegna con la singola lèttera, esèmpio: a,b,c,d etc.; ed è quella serie di parole che va dall'ùltima vocale accentata, sino alla fine del verso; quando le vocali accentate alla fine del verso sono le stésse, ed hanno la stesso tipo d'accento tònico, acuto oppure grave, si puo' parlare d'identità fonètica; se invece le vocali che rìmano fra loro, sono ora acute ora gravi, è meglio dire somiglianza fonètica, ma questo nulla toglie alla validità della rima, perché certe sfumature d'accento possono essere piacévoli.
Contenuto: i versi sono ispirati da una passione e un'amore forti verso una donna; sono soddisfatti appieno l'intelligenza e lo spirito, ma per niente gli ìmpeti terreni; tuttavia la forza morale si misura nell'attesa e nella sopportazione, e il rispetto per la creatura ambita deve rimanere tale.
Daniele Ambrosini.
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